2 thoughts on “(Italiano) EDONISMO?

  1. “Da una parte c’è una ricerca attiva verso qualcosa di piacevole, dall’altra la ricerca di evitare il dispiacere a qualunque costo.”
    Fatico a comprendere questa polarizzazione. Ognuno di noi agisce costantemente in entrambe i modi: evitando (attivamente) le fonti di dolore e cercando (attivamente) sorgenti di benessere. Non capisco la dicotomia, la polarizzazione: le due azioni non sono antitetiche. Anzi, concorrono all’ottenimento del risultato sperato. Possiamo discutere dell’efficacia con cui attuiamo le diverse strategie, con cui evitiamo (o inconsciamente cerchiamo) il dolore e la gioia. Ma è inoppugnabile che le due azioni siano compresenti e non antitetiche.

    “Io sono dell’avviso che una coppia non possa girare intorno all’esigere un figlio, credo che sia importante fare il lutto di quello che non può essere.”
    L’elaborazione del lutto, per come viene presentata in questo contesto, sembra coincidere con la rassegnazione. Elabora il lutto: non puoi avere figli; rinuncia. Anche questo passaggio mi pare abbastanza lontano dalla realtà: proprio chi ha superato un lutto (non posso aver figli) decide di intraprendere altre strade (adozione, fecondazione assistita) con l’obiettivo di percorrere il “piano B”.

    “tentativo disperato di andare oltre la natura”: trovo sia un’espressione decisamente infelice e poco delicata nei confronti di chi si trova a percorrere strade alternative alla “natura”.

  2. Buongiorno Stafano, grazie del commento. Rispondo punto per punto.

    Commento:
    “Da una parte c’è una ricerca attiva verso qualcosa di piacevole, dall’altra la ricerca di evitare il dispiacere a qualunque costo.”
    Fatico a comprendere questa polarizzazione. Ognuno di noi agisce costantemente in entrambe i modi: evitando (attivamente) le fonti di dolore e cercando (attivamente) sorgenti di benessere. Non capisco la dicotomia, la polarizzazione: le due azioni non sono antitetiche. Anzi, concorrono all’ottenimento del risultato sperato. Possiamo discutere dell’efficacia con cui attuiamo le diverse strategie, con cui evitiamo (o inconsciamente cerchiamo) il dolore e la gioia. Ma è inoppugnabile che le due azioni siano compresenti e non antitetiche.
    Non so se sia opinabile o meno Stefano, quello che noto e stigmatizzo io è che la società si sta livellando verso il basso. Non c’è nemmeno più la volontà di cercare attivamente il piacere ( non semplice in quanto implica un contratto autentico con se stessi), ma si tende a provare meno dolore possibile. Per questioni di brevità legate al veicolare il messaggio (ovvero l’importanza di avere il coraggio di ascoltarsi) non sono stato a scendere nel dettaglio delle differenti strategie

    “Io sono dell’avviso che una coppia non possa girare intorno all’esigere un figlio, credo che sia importante fare il lutto di quello che non può essere.”
    L’elaborazione del lutto, per come viene presentata in questo contesto, sembra coincidere con la rassegnazione. Elabora il lutto: non puoi avere figli; rinuncia. Anche questo passaggio mi pare abbastanza lontano dalla realtà: proprio chi ha superato un lutto (non posso aver figli) decide di intraprendere altre strade (adozione, fecondazione assistita) con l’obiettivo di percorrere il “piano B”.
    Chi spende migliaia di euro per anni di tentativi, all’estero, il piano b non lo prende in considerazione, altrimenti non importerebbe nemmeno la PMA. Non solo ma l’adozione non è progettata per dare un figlio a chi non può averne , ma per dare dei genitori a chi non ne ha, e la questione non è di lana caprina. Chi supera il lutto del non riuscire ad avere figli non sempre , nella mia esperienza clinica, si imbarca nel difficile, lungo, e doloroso percorso dell’adozione.

    “tentativo disperato di andare oltre la natura”: trovo sia un’espressione decisamente infelice e poco delicata nei confronti di chi si trova a percorrere strade alternative alla “natura”.

    È volutamente sgradevole, desidero fare riflettere le persone che leggono sulla dimensione narcisistica di certi bisogni, così come sulla bontà di quella scienza che ci vuole vendere l’arrivare a 100 anni, o il riuscire a are figli a 60 come un traguardo. Che per me non è, e qui credo che siamo nel regno delle opinioni personali. Sarebbe interessante de visu Stefano, lei dove abita?

    Grazie ancora , Paolo

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